venerdì 9 marzo 2018

Quasi per caso

E poi mi soffermai, come rapito
da non so che incantesimo nel cuore,
sull’orlo dove s’apre l’infinito
come vivo zampillo di colore,


e lì mi ritrovai, prima smarrito
nell’assenza di gioia o di dolore,
senza sapere, nel già visto e udito
del tempo, dello spazio in cui si muore


giorno per giorno, e poi così varcai
l’invisibile linea immaginaria
tra l’essere o il non essere, e volai


oltre i mille arzigogoli dell’aria
tra cui ogni cosa si poteva ormai
nell’ansia della vita originaria.


Casalecchio di Reno (Bologna), 9 marzo 2018


Stavo correggendo i compiti di latino, oggi, e tutt'a un tratto mi sono ritrovato come in un'altra dimensione, in un altrove che non so descrivere, al di là della soglia solita del giorno. Un volo momentaneo della fantasia verso altri mondi ignoti, inacessi, dove tutto torna alla purezza originaria di quando si scoprono per la prima volta le cose e noi stessi. Ecco, era come vedere (o rivedere) un film già visto, ma senza suono, senza voci, lucide immagini, lucidi colori, quasi impressioni di quello che non si riusciva più a percepire. Era come rivedere il film della mia vita, fino a risentirmi, a rivedermi, a riappropriarmi di me nel fluire inarrestabile dell'essere. L'orlo, il limite, il varco dove per poco il cuor non si spaura. Non so, a un certo punto io c'ero, ero lì, mi trovavo finalmente dove dovevo essere. E poi mi sono voltato e mia nipote mi ha fatto una foto...

Copyright testi e foto (C) Federico Cinti


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